Educazione ai media
Per una cultura dell’ascolto: ipotesi di un percorso
M.A. Zanetti, D. Miazza, A. Pagnin,
Dipartimento di Psicologia / Università di Pavia
La comunicazione e i media influenzano ogni momento della vita dell’individuo, ma soprattutto dei più giovani che, durante lo sviluppo, attingono anche da essi, facendoli propri, elementi importanti con i quali costruiscono non solo l’immagine di sé, ma anche i sogni e le aspettative: tutto questo contribuisce alla formazione dell’ identità.
Accanto a ciò, non possiamo dimenticare che dall’avvento della televisione, anche le conoscenze e il bagaglio culturale più in generale vengono mediati e modellati su quanto questi strumenti “offrono “ ai diversi destinatari.
A fianco di potenzialità anche positive, se ben gestite in termini di contenuti, tempi, messaggi, vi sono però una serie di contenuti che, per questi stessi motivi, possono danneggiare maggiormente le fasce più giovani: bambini e ragazzi in età evolutiva.
Consapevoli di ciò, l’istituzione di una Scuola online permanente di Educazione ai Media, ci sembra rappresenti non solo una risposta ma soprattutto un’occasione per consentire la riflessione critica sulle problematiche correlate ai media e allo sviluppo.
Lo scopo della scuola dovrà essere quello di creare non solo una sensibilità e una condivisione ragionata per gli addetti ai lavori, ma anche uno spazio capace di realizzare un laboratorio virtuale al quale tutti (genitori, educatori, insegnanti, tecnici della comunicazione, ecc.) possono partecipare con il fine di migliorare la qualità della comunicazione verso i minori, ma anche tutelarli. A fianco della condivisione delle conoscenze teoriche e pratiche, necessarie per imparare a fruire efficacemente dei media, ci proponiamo quindi di coniugare anche un secondo obiettivo, cioè quello di utilizzare i media come uno spazio di crescita capace di sensibilizzare e sviluppare le capacità di ascolto degli adulti.
I bambini e gli adolescenti ci mostrano segnali di sofferenza, ma questi sono spesso destinati a scivolare nel silenzio, come ci racconta la cronaca, perché gli adulti non sempre si avvicinano in modo adeguato al bambino, o all’adolescente, e/o alla situazione in una realtà comunque troppo piena di suoni, immagini, rumori. Se già il contesto, all’interno del quale è inserita la relazione sottolinea la grande difficoltà sociale ed istituzionale a dare ascolto, a maggior ragione l’ascolto viene spesso negato (quando non viene completamente stravolto) dai media, che si dimostrano spesso incapaci di conferire senso e valore ai segnali dei bambini/ragazzi.
Se gli adulti hanno il compito di sostenere e accompagnare la crescita dei ragazzi, ciò può avvalersi della costruzione di una molteplicità di spazi di elaborazione e messa in discussione, permettendo a tutti di esprimere su più piani i vissuti legati anche alle esperienze quotidiane. Quando questo non accade i bambini/ragazzi sperimentano quella che viene chiamata “solitudine emotiva”, una sottile forma di maltrattamento che deriva dal disagio provato dal mancato ascolto emotivo.
Anche nella scuola si è portati a considerare prioritari i processi di funzionamento cognitivo e mentale più in generale come se fossero completamente separati dalla globalità degli aspetti affettivi e relazionali. Non è così, né ha senso separare questi processi neppure sul piano didattico. E’ di fondamentale importanza recuperare, o aiutare a recuperare, una conoscenza globale del processo di sviluppo, per giungere ad una visione completa, esaustiva, della complessità del bambino/ragazzo reale. Non possiamo, infatti, dimenticare, che l’alunno è sempre il risultato di aspetti cognitivi, affettivi e sociali che si intrecciano e che la conoscenza di questi aspetti è indispensabile per qualificare il processo di insegnamento-apprendimento. Ascoltare per prevenire i problemi dei bambini/ragazzi significa ridurre la distanza fra generazioni, individuando e prendendo coscienza dei loro reali bisogni; stimolando in loro atteggiamenti responsabili ed efficaci nei confronti dei problemi che incontrano nel loro cammino.
Ecco un ulteriore riflessione che ci mostra un’altra utilità della scuola on-line sui media. Questo spazio di ascolto deve essere quindi prima di tutto presente nella mente dell’adulto: sia esso genitore, insegnante, educatore. L’adulto può dar spazio all’ascolto solo se questo spazio esiste nella sua mente ed è presente con il fine di “contenerli”, dal momento che sono sempre più frequenti i segnali di disagio, le manifestazioni di aggressività o di insofferenza, di vergogna, di paura. L’obiettivo che la scuola si propone è pertanto quello di sviluppare una cultura condivisa in cui i media siano reale strumento di promozione e sostegno dei bisogni formativi di ciascuno.
Questa capacità critica può realizzarsi anche all’interno del diritto all’informazione che non deve, in alcun modo diventare una minaccia alla tutela dei diritti dei minori. In questo modo, riteniamo, si possa rispondere anche alla necessità etica di interpretare l’informazione come IN-FORMAZIONE, vale a dire un’informazione che divenga educativa e che consenta ai soggetti in crescita di sviluppare capacità di giudizio e di critica autonoma. Ciò può contribuire a promuovere anche nelle nuove generazioni l’assunzione di prospettive morali ed etiche più responsabili nella fruizione dei diversi media. Una strada per raggiungere questo obiettivo è, secondo noi, una forte affermazione della cultura dei diritti che, da “rumore di fondo” dell’informazione, si trasformi in una forte voce che non cessi mai di affermare i propri valori prescindendo da bandiere, fazioni o atteggiamenti rinunciatari.
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